Dal 28 giugno 2025 autori, editori e distributori si troveranno ad avere a che fare con una importante novità: gli e-book accessibili.
Non si tratta di un capriccio, ma di una esigenza normativa. Infatti
dal 28 giugno 2025 diventeranno obbligatorie le disposizioni del Decreto Legislativo 27 maggio 2022 n. 82, recante il recepimento, all’interno dell’ordinamento italiano, della Direttiva UE 2019/882, nota come European Accessibility Act. Tale direttiva detta le linee guida da seguire per rendere accessibili prodotti e servizi a persone affette da disabilità.
La normativa riguarda anche il mondo del libro, e in particolare gli
e-book. Secondo la direttiva, infatti, l’e-book viene considerato a
tutti gli effetti un servizio e quindi è soggetto alle imposizioni
dettate dal documento.
Ma procediamo con ordine e vediamo di cosa si tratta partendo dalle definizioni di base.
Definizione di accessibilità
Con il termine accessibilità si indica il modo in cui sono pensati e
sviluppati gli ambienti o i servizi e ci si riferisce alla loro capacità
di essere utilizzabili da tutti, senza presentare ostacoli per le
persone con disabilità. Le indicazioni riportate dall’European
Accessibility Act, e nello specifico i quattro principi base di un
e-book accessibile, sono stati sviluppati nel 2009 dal W3C e raccolti
nelle WCAG
(Web Content Accessibility Guidelines). Il W3C è l’organismo
internazionale nato per stabilire gli standard tecnici per il Web,
inerenti i linguaggi di markup e i protocolli di comunicazione, tra i
quali rientra anche l’ePub, il linguaggio standard con il quale vengono
sviluppati gli e-book. Oggi le soluzioni tecnologiche per la
realizzazione, il controllo e la divulgazione degli e-book secondo le
specifiche WCAG sono fornite dal DAISY Consortium (Digital Audio-based Information SYstem), un progetto nato nel 1988 per lo sviluppo di talking book.
Definizione di e-book accessibile
Un e-book accessibile è un libro digitale il cui
contenuto può essere adattato a diverse esigenze di lettura utilizzando
anche le tecnologie assistive, normalmente usate dalle persone non
vedenti e ipovedenti, definito sulla base di quattro principi chiave:
essere percepibile, utilizzabile, comprensibile e solido.
Facendo bene attenzione, quelli che il W3G chiama “principi” non sono
nient’altro che appellativi, con i quali si vorrebbero evidenziare le
differenze fra un e-book accessibile e uno che non lo è. Peccato però
che, come sarà possibile intuire proseguendo nella lettura, le
caratteristiche software e hardware definite come “accessibili” sono
riscontrabili in molti dei dispositivi e relativi contenuti già sul
mercato anche da diversi anni. Le differenze vere sono minime e chi è
solito usare lettori di libri elettronici lo intuirà facilmente. Ma
proseguiamo con ordine e spieghiamo il significato di questi aggettivi
spacciati per principi.
1. Percepibile: tutti i sensi devono poter “percepire” il contenuto del libro elettronico. Nello specifico:
· tutti gli elementi non testuali devono essere accompagnati da contenuti testuali alternativi e descrittivi;
· anche audio e video devono essere accompagnati da contenuti alternativi, come i sottotitoli;
· deve permettere l’utilizzo di un sufficiente contrasto per rendere le cose facili da vedere e sentire.
2. Utilizzabile: il lettore deve poter interagire agevolmente con il libro elettronico. Questo significa che:
· tutte le funzionalità dell’ebook devono essere accessibili anche da tastiera e non solo da touchscreen;
· il testo deve essere scorrevole e
regolabile, così da garantire ai lettori il tempo necessario per fruire
del contenuto;
· non deve contenere elementi
visivi con movimenti improvvisi o repentine variazioni di luminosità,
perché possono causare attacchi improvvisi in persone con problemi di
epilessia fotosensibile;
· il contenuto deve essere facilmente reperibile online.
3. Comprensibile: il contenuto deve avere una struttura semplice e sequenziale. Nello specifico:
· il testo deve essere facilmente leggibile, con caratteri semplici e lineari;
· il contenuto deve apparire e
“comportarsi” in maniera prevedibile, evitando ad esempio
sovrapposizioni o utilizzo di immagini di sfondo.
4. Solido: il contenuto deve rimanere
accessibile nel tempo e deve essere quindi sviluppato con una tecnologia
in grado di garantire questa durabilità. L’accessibilità quindi deve
essere garantita anche con l’avanzare delle tecnologie, nell’utilizzo di
diverse applicazioni di fruizione, comprese quelle assistive.
Per far sì di rispettare questi “principi”, il file di un e-book accessibile deve possedere i seguenti requisiti tecnici:
Ø Corretto inserimento dei metadati e in particolare di alcuni
metadati aggiuntivi che indicano il grado di accessibilità del libro
elettronico;
Ø La presenza del text to speech, termine che indica la possibilità
che il testo possa essere letto in maniera vocale. Per dare la
possibilità ai dispositivi di lettura vocale di identificare e
descrivere a voce gli elementi grafici contenuti in un e-book, ogni
immagine deve essere accompagnata da un contenuto testuale alternativo;
Ø La formattazione del testo deve essere sempre modificabile così da
facilitare la lettura. In particolare: la dimensione del carattere,
l’allineamento, la scelta tra font serif e sans-serif, le spaziature, il
contrasto dello sfondo;
Ø L’inserimento della paginazione con dei punti di ancoraggio, una
funzione aggiuntiva all’indice che dovrà essere a sua volta ben
strutturato e dettagliato. La paginazione permette di identificare e
ritrovare facilmente specifici punti all’interno del testo;
Ø La struttura del contenuto deve essere lineare così da facilitare
il flusso di lettura. Inoltre acronimi e sigle devono sempre essere
accompagnati dalla descrizione estesa e il testo non deve presentare
corsivi, sottolineati o essere tutto in maiuscolo.
Da quanto appena descritto è facile riscontrare ciò che avevo
anticipato alcune righe fa: le differenze vere, fra un e-book
considerato “accessibile” e uno che non lo è sono minime. A essere
precisi: esistono già funzioni o software con la possibilità di variare
font, dimensioni e contrasto dei caratteri in lettura, così come quelle
che prevedono i sottotitoli per le immagini, sia statiche che in
movimento, software contenenti funzioni che traducono in audio un testo,
anche se la voce elettronica spesso fa schifo, idem per quei
dispositivi muniti di tastiera in braille, che traduce il testo da
caratteri leggibili a caratteri tattili; inoltre non capisco la
necessità di privare un testo della possibilità di usare varianti di
caratteri quali corsivo o sottolineato: chi ha problemi di vista non può
apprezzarli, il lettore automatico dovrebbe riconoscere da sé il
carattere indipendentemente dal font, si va solo a impoverire il file di
dettagli che altri possono apprezzare e magari usati anche nella
corrispondente edizione cartacea del libro. Quindi, in sintesi, di che
parliamo? Così, d’impulso, la prima cosa che viene in mente è la cronica
mania di controllo tipica delle istituzioni europee, che ha voglia di
normare e rendere cavilloso e complicato ogni minimo aspetto della
nostra vita, ma sicuramente c’è altro e la fregatura prima o poi verrà
fuori. A oggi quale possa essere non mi viene in mente, ma tranquilli…
le norme europee la fregatura la nascondono sempre.
Non fraintendetemi, non sono contro la necessità per un cieco o un
ipovedente di poter leggere: prevedere modalità di divulgazione dei
libri anche per chi ha difficoltà visive è segno di buon senso ed
equità, ma quando arrivano imposizioni come quelle contenute nella
direttiva europea e nel corrispondente decreto legislativo italiano, i
dubbi sulla buona fede dei legislatori mi vengono; il motivo è semplice:
basta lasciare evolvere la ricerca tecnica sugli strumenti, perché
l’obiettivo, per le imprese produttrici, sarà sempre quello di rendere
tali tecnologie più semplici da usare e meno costose per chi ne deve
usufruire, altrimenti restano senza mercato. Mi si potrebbe ribattere
che un’impresa produttrice di dispositivi “accessibili” cercherà
comunque di venderli a caro prezzo… Io rispondo: non totalmente vero,
perché la concorrenza, quella seria, farebbe sì che non si possa calcare
troppo la mano e i prezzi di vendita di dispositivi per disabili
equivalenti tra loro non potranno mai essere fuori portata. È quello che
si chiama Libero Mercato, quello vero. E né si può dire che non
esisterebbero produttori di dispositivi, contenuti e servizi
accessibili: nessuno sarebbe così folle da lasciare scoperta una fetta
di mercato del genere. Basta solo non essere ingordi. Quindi: che senso
ha imporre nuovi canoni a colpi di direttive e decreti? Per me nessuno.
Rimanendo in tema di mercato, per seguire i principi sopra esposti e
fornire gli e-book di prossima uscita dei nuovi requisiti tecnici,
occorrerà cambiare i software di conversione e validazione. Se si è
fortunati e il proprio pacchetto già presentava la possibilità di
produrre file nei formati compatibili con i nuovi requisiti tecnici
tanto meglio, altrimenti bisognerà aggiornare o ricostruire
completamente la propria strumentazione; in tema di e-book, questo vale
sia per le case editrici sia per gli autori che si autopubblicano, ma la
differenza la fanno le possibilità economiche, ben diverse fra quelle
di un’impresa strutturata e specializzata e quelle di un singolo che si
autogestisce da casa propria.
La direttiva europea, e, di conseguenza, lo stesso decreto di
recepimento in Italia, fissano al 28 giugno 2030 il termine ultimo per
l’utilizzo dei servizi forniti con le vecchie modalità. Ne conseguono
quindi due cose: per le nuove pubblicazioni l’obbligo di rispettare i
nuovi canoni è immediato (come già scritto: dal 28 giugno 2025), mentre
per le vecchie si hanno cinque anni di tempo per convertirle, pena la
possibilità di rimozione dai cataloghi (in sintesi: ritiro dal mercato).
Per chi volesse continuare a fornire le proprie pubblicazioni più
vecchie (quella d’esordio, che ha sempre un valore simbolico, oppure i
primi episodi di una saga, per renderla sempre interamente disponibile
al proprio pubblico) si tratta di una rogna non da poco. Se per gli
autori che pubblicano tramite casa editrice il problema può limitarsi
solo a una revisione dei contratti di distribuzione e relativi diritti
d’autore (la casa editrice si occuperebbe di tutto il resto), per chi si
autopubblica le cose si complicano. Tutta la parte tecnica svolta dalla
casa editrice la si deve fare da soli: rieditare i file, verificare che
siano compatibili con i nuovi standard, ripubblicare, sostenerne i
relativi costi.
In questo modo si rischia di perdere una cospicua parte di
pubblicazioni meno recenti, perché non è detto che si debba o si possa
sostenere gli oneri sia economici che di tempo che tale operazione
necessariamente comporta. Personalmente, avendo finora pubblicato i
primi tre episodi di una saga, con un quarto in lavorazione, cercherò di
mantenerli tutti disponibili, per rispetto a chi si è già avvicinato ai
miei lavori e per permettere a chi non l’ha ancora fatto di poterli
scoprire. Va da sé che, per quanto possa armarmi di buona volontà,
questa operazione sarà possibile solo dopo aver svolto le valutazioni
del caso. Non escludo che eventuali nuove edizioni degli e-book possano
prevedere aumenti del prezzo di copertina rispetto alle precedenti. Se
tali aumenti ci saranno e in che entità lo saprò solo dopo aver capito
quali saranno gli oneri economici e di tempo a cui dovrò far fronte.
Se i miei e-book dovessero costare di più o se i più vecchi dovessero sparire dai cataloghi, ringraziate l’Unione Europea.